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    MOLTO PIU’ DI UN BUON MOTIVO
    Pop latin mexican folk
    Il nuovo lavoro nasce dalla passione di Lu per le canzoni di Joaquin Sabina,cantautore spagnolo celeberrimo. Il mondo di Sabina e’ vicino al mondo interiore di Lu che usa la voce in modo nuovo per enfatizzarne i contenuti. Sergio S. Sacchi traduce tutti i testi e si impegna nella produzione artistica coinvolgendo numerosi musicisti.Il disco e’ ricco di suggestioni del mondo ispano messicano ma anche pop e folk.
    Lu forma un trio e parte per girare un video in Camargue alla festa dei gitani. Da qui comincia l’avventura di “Molto piu’ di un buon motivo”.

    buy it

    CHIUSURA PER FALLIMENTO

    J. Sabina – A. Stivel – S. S. Sacchi

    Questo balsamo non cura cicatrici
    questa rumba non ci innamorerà
    col tuo rosario di favole infelici
    taci più di quel che dici
    però dici verità

    Questa segreteria che non ha riguardi
    A questo messaggio non risponderò
    richiamerò domani che oggi è tardi
    questi modi un po’ codardi
    di non dirci mai di no

    Questa cenere sul capo che cospargo
    questa clessidra pigra e il suo tran tran
    questo sciopero di baci, questo letargo
    il pantalone lungo è largo
    per il vecchio Peter Pan

    Questo ritardo che non ha preavviso
    questo beffardo “con te o senza di te”
    questo sguardo variabile e impreciso
    non dimentica il tuo viso
    ma si scorda i tuoi perché

    Non abusare del mio vigore
    non accusare questo cuore
    la chiusura per fallimento
    gia’ lo sento è ormai in arrivo
    e tra le rughe della voce
    filtra la fine dell’incanto
    perché so che io ti canto
    gli ultimi versi che ti scrivo
    per dirci “addio” abbiamo
    molto piu’di un buon motivo

    Quest’ultima fila va cosi lontano
    nel muto alzabandiera del mattino
    Questa guerra civile, i mano a mano
    questo o moro o cristiano
    questo muro di Berlino.

    Questo virus che non muore e non ci uccide
    questa amnesia nel palato del gourmet
    la finestra di Dali che ti sorride
    questa tossica anidride
    di ogni stolto autodafè.

    Questo farsi adulti senza una carezza
    questa campana che non fa din don
    questa valle che fabbrica tristezza
    questo dubbio questa certezza
    questo mojito senza ron.

    Questa macchia di sangue e rosso lacca
    che la solitudine ci lasciò
    in un’ anima che torna sempre stracca
    prigioniera di una giacca
    che è rinchiusa in un paltò

    Non abusare del mio vigore
    non accusare questo cuore
    la chiusura per fallimento
    gia’ lo sento, è ormai in arrivo
    e tra le rughe della voce
    filtra la fine dell’incanto
    perché so che io ti canto
    gli ultimi versi che ti scrivo
    Non abusare del mio vigore
    non accusare questo cuore
    la chiusura per fallimento
    gia’ lo sento, è ormai in arrivo
    e tra le rughe della voce
    filtra la fine dell’incanto
    perché so che io ti canto
    gli ultimi versi che ti scrivo
    per dirci “addio” abbiamo
    molto più di un buon motivo

    UNA CANZONE PER LA MADDALENA

    J. Sabina – P. Milanes – S. S. Sacchi

    Se a mezzanotte, là lungo quel viale
    arriverai
    dove c’è il chiosco sul piazzale,
    ti accorgerai
    che quelle luci arcobaleno
    ti stan facendo l’occhiolino
    fatti vicino e frena
    e se la Maddalena
    chiede un bicchiere
    ve l’ offro io
    dalle da bere.
    Accosta a quella porta e chiama
    che ti disseterai
    se stai cercando quella dama
    che ora non hai.
    Chiedo solo che tu mi scriva
    per sapere se è ancora viva
    la vergine dei peccati
    la sposa del fior della saliva
    il sesso con amor degli sposati.
    Con il suo grande cuore
    a cinque stelle
    anche il figlio di un Dio
    la vide e volle
    la sua pelle
    e niente gli costò
    la Maddalena.
    Se sei più solo della luna
    convinciti e poi vai
    e brinda, ma mica con qualcuna
    no, proprio con lei
    e quando il baracchino chiude dalle il doppio
    di cio’ che chiede
    per ogni suo favore
    che in casa di Maria di Magdala
    la mala compagnia è la migliore.
    Se è un vuoto a perdere perduto
    la vita che tu hai
    cerca quell’angelo caduto
    e allora troverai
    lungo quel viale redentore
    il fiore che rimane il più proibito
    il mito delle aurore
    la più signora di tutte le puttane
    la più puttana di tutte le signore
    Con il suo grande cuore
    a cinque stelle
    che anche il figlio di un Dio
    la vide e volle
    la sua pelle
    e niente gli costò
    la Maddalena.

    LE LUNE DI MIELE

    J. Sabina – S. S. Sacchi

    Che il silicone non spenga il sorriso
    Che l’aquilone non abbia una ciurma
    Sia il calendario un po’ meno deciso
    Che il dizionario sia l’ unica arma

    Che il voglio vinca la guerra del posso
    Che la persiana corregga le aurore
    Che poi chi spera non lo uccida l’adesso
    Che poi chi spara lo ammazzi il terrore

    L’ultimo giorno mi prenda ballando
    E che mi prenda dicendo: rimani
    Che io non sappia ne’ come ne’quando
    Se sto volando ne’ ieri o domani

    Resti di moda il cuore che batte
    Che ci si abbronzi col sole di aprile
    Che ogni notte sia la prima notte
    Che ogni luna sia luna di miele

    La verita’ non abbia complessi
    Che la menzogna ci sembri menzogna
    Non sia lo specchio a darci i successi
    Che i suoi riflessi non diano vergogna

    Che l’abbandono non sia tanto amaro
    Che ogni cena sia l’ultima cena
    Che aver coraggio non sia troppo caro
    Che esser vigliacchi non valga la pena

    Che non ci comprino a meno di niente
    Che non ci vendano amor senza spine
    Non ci racconti le fiabe chi mente
    Che resti aperto il tuo bar senza fine

    Resti di moda il cuore che batte
    Che ci si abbronzi col sole di aprile
    Che ogni notte sia la prima notte
    che ogni luna sia luna di miele

    COME UN MAL DI DENTI

    Subcomandante Marcos – J. Sabina – P. Varona – S. S. Sacchi

    Come se approdasse a dei porti la mia ansia
    come se ci fosse un modo di esser forti
    come se esistesse poi la meta dei miei passi
    come se trovassi risposte a ogni domanda

    come arrivare all’oggi ogni mattina
    come una pausa profonda e lieta
    come un mal di denti che si acquieta
    come l’impossibile che si avvera
    come se davvero qualcuno mi volesse
    come se a sera un buon poema mi riuscisse
    una preghiera…. una preghiera….

    come se l’arena cantasse nel deserto
    i canti di sirena del mar Morto
    come se avesse sei cavalli il mio calesse
    come se scrivesse un cieco un libro aperto

    vieni a abitare l’angolo degli occhi
    semina briciole di pane caldo
    sulle canizie di un giovane spavaldo

    dai voce al sordo e allo storpio ali
    benedici il nostro grano e i nostri frutti
    come se noi fossimo complici dei lutti
    del nostro cuore… del nostro cuore…

    IL CHIOSCO DI GIOSUÈ

    J. Sabina – S. S. Sacchi

    La notte che Rossellina
    fece una scena
    alla patria potestà
    e oltre all’attico all’Arena
    chiese un SUV in proprietà,
    giù al parco, su una panchina,
    lui si svegliò
    e il chiosco di Giosuè
    era proprio lì di fianco
    e con passo stanco
    al banco si avvicinò.
    “Ne resta un poco di meno”
    sereno gli fece quello
    e gli servì
    con un gesto di routine il solito
    goccio di gin
    così lui con meraviglia,
    la bottiglia controllò.
    E poi, dato un ciao a Samanta
    che lì accanto era di ronda,
    recuperò
    l’ambito posto d’onore
    da gran socio fondatore
    e cavaliere di corvé de
    la tavola rotonda
    del caffè di Giosué.

    E c’era Dafne, petto benigno,
    e Blek Macigno col suo collega
    che con l’archetto e la sega suona Chopin

    Marta che e’ quasi straniera
    Detta diva dei 2 mondi Paolo
    t’arriva all’addome
    Ma c’ ha il nome dei grandi:
    Maldini e Gauguin.

    Associato in società
    con tali soci
    ciascuno immaginerà
    che anche il lavoro non va
    che la salute non c’è
    e pure l’amore non è
    non è mai dei più felici.

    E la testa poi accarezza
    la schiuma di una tristezza
    crepuscolar
    tra l’ossido quotidiano e le
    utopie nel gelo
    con l’azzurro arcano del cielo
    secondo Raitre
    e la famosa cazzata
    candidamente sparata
    da Giosuè
    che quando gli fu chiesto
    se era mai stato innamorato
    con tono da intervista “no”
    signore,” disse “no
    son stato sempre barista”
    Accanto a Dafne di sentinella
    C’e’sempre Lella,Bubu l’atleta
    Il programmatore poeta che legge il Che
    La carmelitana scalza
    Coi tacchi a spillo da dieci Matilde
    dai pianti greci cugina
    d’una vicina
    della Berte’

    Associato in società
    con tali soci
    ciascuno immaginerà
    che anche il lavoro non va
    che la salute non c’è
    e anche l’amore non è
    non è mai dei più felici.
    Associato in società
    con tali soci
    ciascuno immaginerà
    che anche il lavoro non va
    che la salute non c’è
    e anche l’amore non è
    non è mai dei più felici.

    MILLENOVECENTOQUARANTASETTE

    J. Sabina – A. Oliver – Liberissimo adattamento italiano di S. S. Sacchi

    Accademia di taglio e di cucito
    gasogeno, Totò, la Topolino
    la futura Radio Elettra di Torino (1)
    pidocchi, olio di ricino, sciuscià.

    Per gli abiti da sposa via del Duomo
    per l’Annunziata (2)bambini con l’angina
    e per la tisi brodo di gallina
    per i turisti “jamme jamme ja”.

    Per le fusa due posti in galleria (3)
    la casa chiusa per il sentimento
    la nazione che è senza monarchia
    ha le corone del Venerdì Santo.

    Pall Mall king size (4), gessato e brillantina
    in Lambretta scorazzano i gagà
    da Scaturchio (5) gli studenti la mattina,
    la lezione se la fanno coi babà.

    Erano andati via gli Americani
    cantando “oj vita mia” e “Torna a Surriento”
    erano andati via
    soldati e capitani
    ma poi a Santa Lucia un bastimento
    giunse con frumento e con farina (7)
    che senza il pane caldo alla mattina
    Amore & Fantasia nun c’ po’ sta.

    Nelle edicole Oggi trasudava
    di Faruk, Elisabetta e di Chanel (8)
    chi non sapeva leggere imparava
    su Sogno, Bolero e Grand Hôtel. (9)

    Ch ‘a nuttata aveva da passa’ (10)
    e il morto, quando parla, è quarantotto (11)
    e si sognava per giocare al lotto
    e si giocava tanto per sognar.

    Sessantadue invece è muorto acciso
    L’oro di Napoli stava lì nell’aria (12)
    ma Treviso diventava milionaria
    e con un dodici alla Sisal da pascià. (13)

    E grazie al re, ma di Poggioreale,
    l’oro di San Gennaro era tornato (14)
    e Lauro comperava un suo partito
    per diventare il re della città. (15)

    Andato via il mito americano
    la vita armava i sogni e i disinganni
    Eduardo in Romania (16)
    Evita in Vaticano (17)
    la radio poi compiva cinquant’anni (18)
    la sera si ascoltava, tutti lì,
    Bartali e Coppi (19), Saragat e Nenni (20)
    e il Napoli finiva in serie B. (21)

    1 ) A differenza della Francia (Céline ce ne fornisce un suggestivo quadro nella seconda parte di Morte a credito), in Italia l’insegnamento a distanza non è mai stato praticato. La Scuola Radio Elettra di Torino, la più famosa scuola per corrispondenza italiana che insegnerà via posta a riparare apparecchi radiofonici, verrà fondata nel 1951. Ma nel primo dopoguerra molti fattori determinano la sua nascita: la diffusione della radio che è il vero mezzo di comunicazione di massa, la necessità di trovare un lavoro specializzato, la possibilità di un apprendimento domestico, il fascino per le novità della tecnologia, la prospettiva di risparmio del fai da te.
    2 ) Quello della Santissima Annunziata è il brefotrofio principale di Napoli.
    3 ) Nei cinema, il biglietto in galleria è più caro di quello in platea. Qui gli innamorati cercano momenti di effusioni più o meno intime.
    4 ) Nel 1947 vige il razionamento del tabacco: trenta sigarette alla settimana. Le americane (importate dai soldati statunitensi, ma diffuse poi dal contrabbando) sono rigorosamente senza filtro: Camel, Philip Morris, Lucky Strike, Chesterfield e Pall Mall. Queste ultime vengono prodotte esclusivamente nel modello king size.
    5 ) Gli scooter italiani (sia la Lambretta che la Vespa) fanno la loro apparizione nel 1947.
    6 ) Una delle storiche pasticcerie napoletane, la cui specialità sono i ministeriali e i babà.
    7 ) Il piano Marshall di aiuti americani all’Europa del dopoguerra viene annunciato il 5 giugno del 1947. Si tratta di contributi prettamente alimentari. Nello stesso anno arriva nel porto di Napoli la prima nave destinata all’Italia, carica di farina.
    8 ) Il settimanale Oggi, fondato nel 1939 da Pannunzio e Benedett,i rilanciato nel 1945 dall’editore Angelo Rizzoli e dal direttore Edilio Rusconi, assume due anni dopo l’attuale veste grafica. Proprio nel 1947, grazie allo scoop di un servizio fotografico delle nozze di Elisabetta di Inghilterra, raggiunge clamorosamente il traguardo delle 250.000 copie.
    9 ) Il primo “fumetto fotografico” (invenzione tutta italiana che insegna a leggere a tante ragazze italiane) appare su Sogno l’8 maggio del 1947, seguito, diciassette giorni dopo, da un analogo esperimento su Bolero Film. Il settimanale Grand Hôtel era nato l’anno prima, ma con racconti esclusivamente disegnati. Ma si converte anch’esso al fotoromanzo diventando una rivista leader del settore.
    10 ) A da passà ‘a nuttata è la celebre battuta della commedia Napoli milionaria di Eduardo De Filippo, rappresentata per la prima volta nel 1945.
    11 ) Nella Smorfia Napoletana (una serie di numeri, ricavati dall’interpretazione dei sogni, da giocare al Lotto) il morto che parla corrisponde al 48 e quello ucciso al 62.
    12 ) Il libro L’oro di Napoli, di Giuseppe Marotta, viene pubblicato nel 1947 (come pure un altro importante romanzo, Spaccanapoli di Domenico Rea).
    13 ) La schedina di pronostici basato sulle partite di calcio parte il 5 maggio del 1946. Si tratta della Schedina Sisal . La grande diffusione avviene però nella primavera del 1947, sull’eco della vincita di 64 milioni da parte di Pietro Aleotti di Treviso, falegname specializzato in costruzione di bare. Che indovina i dodici risultati. Nel 1948 il gioco verrà espropriato dai Monopoli di Stato che gli daranno il nome di Totocalcio. Nel 1951 la schedina diventerà di tredici partite.
    14 ) Il tesoro di San Gennaro, custodito in Vaticano dopo che i bombardamenti alleati avevano colpito Napoli, viene riportato in città nel 1947, con un viaggio molto avventuroso, da Giuseppe Navarra, ricco, venerato quanto discusso, personaggio, denominato “re di Poggioreale”.
    15 ) La vita pubblica dell’armatore Achille Lauro è stata caratterizzata da ardite manovre. Consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni durante il ventennio fascista, nel 1943 viene arrestato dagli alleati e imprigionato per 22 mesi. Nel 1947 aderisce al Fronte dell’Uomo Qualunque del giornalista Guglielmo Giannini, ma nello stesso anno corrompe tantissimi deputati convincendoli a tradire il leader per convergere in un partito (“il partito dei senza partito”) che si impegna a fondare. Di fatto, ripianando i debiti del Partito Nazionale Monarchico di Alfredo Covelli, si trasforma nel primo leader populista della storia repubblicana diventando l’incontrastato sindaco della città nel 1952.
    16 ) Nel 1947 Eduardo De Filippo comincia a esportare il suo teatro: Questi fantasmi viene rappresentata a Buenos Aires e Filumena Marturano a Bucarest, proprio nell’anno in cui il re Michele viene mandato in esilio e la Romania diventa una Repubblica Popolare.
    17 ) Eva Perón, moglie del presidente argentino, nel 1947 visita l’Europa nel tentativo di replicare all’estero il mito di cui gode in patria. Visita la Spagna, la Francia e l’Italia e viene ricevuta dal papa in Vaticano.
    18 ) Il brevetto di Marconi è del 1897.
    19 ) Il Giro d’Italia del 1947 è preceduto da tantissime polemiche. Il favoritissimo Gino Bartali, già vincitore dell’edizione precedente, mantiene la maglia rosa fino alla quintultima tappa. Ma, nell’unico tappone dolomitico, viene staccato da Fausto Coppi che vince così il Giro. Coppi è alla sua seconda vittoria, dopo quella del 1940.
    20 ) Nel 1947 il Partito Socialista Italiano soffre la scissione di Palazzo Barberini, dove i moderati, guidati da Giuseppe Saragat, fondano il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (i futuri socialdemocratici).
    21 ) Il campionato 1947/48 vedrà la retrocessione del Napoli, terz’ultimo in classifica. In aggiunta verrà declassato all’ultimo posto per illecito sportivo, a causa di una corruzione, perpetrata da alcuni dirigenti partenopei. nella partita con il Bologna.

    GIOCARE PER GIOCARE

    J. Sabina – A. Rot – S. S. Sacchi

    Che i galeotti anche i piu’ tenaci
    possan dormire tra lenzuola in seta
    felice sia la bocca che dà baci
    e non chiede moneta
    e non chiede moneta

    Vorrei traviare tutti i puritani
    spingendoli a spiare le vicine
    e togliere al quel dio re dei cristiani
    la corona di spine
    la corona di spine

    Nessun omaggio di canzoni ai sordi
    vai più veloce della polizia
    per poi ballare il valzer dei ricordi
    piangendo di allegria
    piangendo di allegria.

    La vita non è un piano programmato
    è solo rondinella in movimento
    che non ritorna al nido del passato
    perché non ama il vento
    perché non ama il vento.

    Possa dormire tu spaparanzato
    senza pensare al dopo e ai vari impegni
    e giri sempre intorno al tuo isolato
    l’amore dei tuoi sogni
    l’amore dei tuoi sogni

    Il rospo cela un principe incantato
    e la tua bocca gusti dolce-amari
    che voglia avrei di un corso accelerato
    di baci voluttuari
    di baci voluttuari.

    E giocare per giocare
    senza mai morire o ammazzare
    che ballare tanto è
    un sognare cantando un-due-tre.

    Nel ritornar bambino poi ricorda
    di essere penultimo alla meta
    per fucilar col tappo e con la corda
    sua maestà il poeta
    sua maestà il poeta.

    La biancheria sia bianca oppure nera
    Ma innamorate perse e rubacuori,
    cucite con brandelli di bandiera
    le braghe tricolori
    le braghe tricolori.

    Ci mancano sciocchezze per i seri
    pensare adagio per andare in fretta
    e far l’amore accanto ai cimiteri
    tradendo l’etichetta
    tradendo l’etichetta.
    e fare serenate ai cimiteri
    a mo’ di barzelletta
    a mo’ di barzelletta.

    E giocare per giocare
    senza mai morire o ammazzare
    che ballare tanto è
    un sognare cantando un-due-tre.
    E giocare per giocare
    senza mai morire o ammazzare
    che ballare tanto è
    un sognare cantando un-due-tre.

    19 GIORNI E 600 NOTTI

    J. Sabina – S. S. Sacchi

    La storia duro’
    quanto dura un cubetto di ghiaccio
    in un whisky on the rocks,
    con i rischi che io
    poi finissi ridotto a uno straccio
    che piu’ non si puo’
    così mi lasciò
    come un cane randagio
    e mogio che abbaia a casaccio
    cominciando di nuovo daccapo
    con le ceneri in capo
    e passato al setaccio.

    Avevan ragione
    le mie amanti
    a dire trionfanti
    che il pazzo ero io
    questa volta, però
    ero io
    che volevo volerla volere
    e lei no.
    Cosi se ne ando’
    Si levo’ senza
    neanche lasciarmi
    un saluto di mancia
    e dal taxi,
    con eccessi un po’audaci
    mi spedì due baci,
    uno per guancia.

    E cosi tornai
    alla maledizione
    della camera vuota
    alla perdizione
    di bar senza meta
    alla crocerossina
    di saldo regina
    della porta lì accanto
    scendevo la china
    pagando poi il conto
    a gente stracolma
    che perde la calma
    con la cocaina
    bruciandomi al fuoco
    e al gioco
    della borsa o la vita
    capii poco a poco
    di averla perduta.

    E fini che io
    per non assediarla
    con la litania
    per non umiliarmi
    con l’antologia
    dell’anima sola
    tra fredde lenzuola
    tra fiori disfatti
    gli eterni ricatti
    per questo non stetti
    a implorare ritorni
    coi gomiti lisi
    e i dintorni un po’ rotti
    di scordarla decisi
    ma tanto ci misi … diciannove giorni
    e seicento notti

    E fu subito addio
    e la porta sbatté
    col sapore imprevisto di un quiz
    forse era perché
    si burlava, attraverso l’oblio,
    Cupido di me.
    Non le chiedo perdono,
    perche’ se mi perdonera’
    è perché non le importa
    è una donna con la testa alta
    con la lingua lunga
    e la gonna assai corta.
    Mi abbandonò
    proprio come un paio
    di sandali usati
    come il saio dei frati
    gettato alle ortiche
    dallo specchio in ingresso
    strappo’ la sua psiche
    fui viandante indefesso
    nel vicolo fioco
    del gioco e del vino
    per questa questione
    mi han tolto l’accesso
    al casinò di Campione.
    Che pena gigante,
    negherei l’olio santo
    sapessi soltanto
    che è lei la mandante.

    E fini che io
    Per non assediarla . . .

    E ritornai
    Alla maledizione . . .

    INSIEME A TE

    J. Sabina – P. Varona – A. G. de Diego – S. S. Sacchi

    Io non voglio un amore costumato
    programmato con serate sul sofà
    io non voglio dei viaggi nel passato
    tornare dal mercato con lacrime a metà.

    Io non voglio il vicino buongustaio
    con assaggio di gamberi per noi
    e non voglio il quattordici febbraio
    né Natale coi tuoi.

    Io non voglio prepararti le valigie
    O cucinarti torte né ragù
    non voglio questi crucifige
    baciare la tua effige davanti alla tv.

    Io non voglio trattamenti di riguardo
    E non voglio pomeriggi con il tè
    ciò che voglio cuore mio codardo
    è che tu muoia per me

    e morire insieme a te se tu ti ammazzi
    e ammazzarmi insieme a te se poi tu muori
    perché l’amore quando non muore ammazza
    ma l’amore che ammazza poi non muore.

    Io non voglio aspettare il tuo ritorno
    Per potere brindare sempre a te
    Non voglio togliermi il medico di torno
    con una mela al giorno se ho voglia di bigné

    Io non voglio inverni sulla spiaggia
    né baciare le ferite che ti fai
    io non voglio Parigi con la pioggia
    ne’ Venezia se ti annoi

    E non farmi chiamar dall’avvocato
    e non dirmi “vedrai che cambierà”
    né libero ti voglio né occupato
    né carne né peccato né orgoglio neeé pietà

    Io non voglio saper perché è successo
    io non voglio con te o senza di te
    ragazzo ciò che voglio proprio adesso
    è che tu muoia per me

    e morire insieme a te se tu ti ammazzi
    e ammazzarmi insieme a te se poi tu muori
    perché l’amore quando non muore ammazza
    ma l’amore che ammazza poi non muore.

    Y morirme con tigo si te matas
    Y matarme con tigo si te mueres
    Porque l’amor quando no muere mata
    Porque amores que matan nunca mueren

    Porque amores que matan nunca mueren

    CAMERA VUOTA

    J. Sabina – S. S. Sacchi

    Né io faccio la calza né tu stracci contratti
    la fiamma non si alza, non sei tu il mio falò
    prima di farmi amare come si amano i gatti
    me ne andrò via a cercare chi ti assomiglia un po’

    So che sarà l’oblio la tua promessa terra
    quel gusto un po’ d’addio tu lo assapori già
    la pace che dichiari è più della mia guerra
    col tuo silenzio pari di star nell’aldilà

    Certo, non hai cercato il favore del vento
    che morde da ogni lato questa città un po’ idiota
    apprendista stregone che sputa al firmamento
    da una grigia pensione da una camera vuota…

    Chi tra le mie sottane verrà a cercar farfalle?
    le tue labbra profane chi le potrà baciar?
    al mio ombelico, vedo, non volti mai le spalle
    quando poi ti concedo ciò che non trovi al bar

    Non sei la mia colonna, non sono il tuo tappeto
    detto a uomo da donna, o meglio vis à vis
    non è stato l’altare il mio sogno segreto
    perciò posso levare le mie tende da qui

    Poiché paghi in contanti, non ti mancano i baci
    dai tuoi guizzi volanti sempre ti assolverai
    ma non fai più scalpore, io ho eccessi fugaci
    le canzoni d’amore son più tristi che mai

    COSÌ GIOVANI E VECCHI

    J. Sabina – C. Varela – S. S. Sacchi

    C’era da alzare i tacchi, e farlo per davvero
    dal nostro bianco e nero della fatalità
    nemici degli specchi, tenevamo davanti
    i guanti di Rita Hayworth, le strade di New York.

    E strizzandoci l’occhio, poi ci adesco’ la vita
    Come una calamita, e non dicemmo un “ma”
    ci consegnò le chiavi della città proibita
    in cambio venne data la nostra verità.

    Fu il tempo di volare volammo tanto in fretta
    che l’ombra fu costretta a cambiare identità
    confondevano al buio, le nostre pupille,
    le luci delle stelle con le pubblicità.

    E sempre si barava con la vita e con gli amici
    fingendoci felici, dormendo qua e là,
    e dici quel che pensi e non pensi a ciò che dici
    per raccattare baci che san di carita’

    Quel che sai dell’oblio la luna lo ha insegnato
    la scienza del peccato la si impara da sè
    cercando come ladri, la’ sotto le lenzuola
    qualche capriola senza troppi perché.

    Ma per adesso niente “addio sogni di gloria”

    resta sospeso in aria un timido din don
    ci si ubriaca a volte per chiudere un po’ gli occhi
    così giovani e vecchi, like a rolling stone

    MOLTO PIÙ DI UN BUON MOTIVO

    J. Sabina – A. Stivel – S. S. Sacchi

    Questa impresa di traslochi che si è presa
    l’armadio di amore e infedeltà
    in questa sala d’aspetto senza attesa
    e non abbiamo la pretesa
    di sapere dove andrà.
    Questa campana muta all’arengario
    questa metà divisa in due metà
    questo bacio di Giuda, questo calvario
    questo look da proletario
    questa cura di umiltà.

    Queste estensioni senza grilli e primavere
    queste sere in autogrill senza di te
    queste sfere di cristallo prigioniere
    di speranze e di chimere
    e “vogliam Dio che è nostro re”.

    Questa casa di bambole in ostaggio
    di numeri due e di complicità
    questo ciclone senza occhio a lungo raggio
    questo aprile, questo maggio
    e questo mese che verrà.

    Non accusare la mia ispirazione
    non abusare del mio cuore
    così sciupato e guasto
    e chiuso per ristrutturazione.
    Lungo le rughe della voce
    si insinua la desolazione
    perché questa canzone
    è l’ultima cosa che ti scrivo
    per dirci addio abbiamo
    molto più di un buon motivo

    Questo museo di arcangeli scacciati
    questo Cane Andaluso senza età
    questo trono di re detronizzati
    le ossa dei Celenterati
    questo “que sera sera”.

    Questa lacrima di uomo delle nevi
    questa orma della scarpa di Barbablù
    queste vite eterne tanto brevi
    sotto le gonne che sollevi
    tra le Americhe e Corfù.

    Questa chitarra cinica e contrita
    col suo terzo knock knockin’on heaven’s door
    questa bocca che sa di buonuscita
    e di fiele sulla ferita
    e di “tu che m’hai preso il cuor”.

    Questa auto parcheggiata di trequarti
    nel posteggio delle perplessità
    questa occhiata che ti spia mentre parti
    e che sogna di abbracciarti
    ma che non ti seguirà.

    Non accusare la mia ispirazione
    non abusare del mio cuore
    così sciupato e guasto
    e chiuso per ristrutturazione.
    Lungo le rughe della voce
    si insinua la desolazione
    perché questa canzone
    è l’ultima cosa che ti scrivo
    Non accusare la mia ispirazione
    non abusare del mio cuore
    così sciupato e guasto
    e chiuso per ristrutturazione.
    Lungo le rughe della voce
    si insinua la desolazione
    perché questa canzone
    è l’ultima cosa che ti scrivo

    per dirci addio abbiamo
    molto più di un buon motivo